Mille e una Donna

Evento 7/9 Marzo

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Relazione attività del Numero Verde Mai piu sola 2009

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Speciale 2M su Souad Sbai

A SANAA

TV DONNA

In memoria di ...

Giornata Mondiale contro
la Violenza sulle Donne
e tutte le altre vittime

Libri

 



 

APPELLO PER MARTINA

1 - Click e firma l'Appello

2 - I Firmatari

Progetto

Acmid-Donna Onlus ha partecipato al progetto "Diverstià = Valore"

Save Sakineh!!!

 

NO AL BURQA

Revolutionary Association of the Women of Afghanistan (RAWA)

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Le donne agenti di cambiamento nel Sud del Mediterraneo

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Quella sentenza che farà la storia PDF Stampa E-mail

Se fra vent’anni mi chiederanno chi è Nosheen Butt, probabilmente risponderei: “Una donna”. E la madre Begm? “ Colei le  permise di esserlo, sacrificando la sua vita per lei”. A prima vista sembra una storia di madre e figlia, di un ordinario svolgimento di vita, in cui la madre darebbe la sua vita per quella creatura meravigliosa e straordinaria che l’amore gli ha donato. Ma qui c’è di più. La sentenza del Tribunale di Modena, che ha condannato Ahmad e Umair Butt, 

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AFGHANISTAN: SBAI (PDL), BONN FARSA TOTALE SU PELLE DELLE DONNE PDF Stampa E-mail

AGENPARL) - Roma, 05 dic - “Questa conferenza internazionale sull’Afghanistan è una farsa clamorosa. Vedere Karzai che detta l’agenda internazionale sul paese che ha contribuito a distruggere grazie ad un accordo criminale coi talebani è davvero una vergogna, che ricade non solo su di lui ma anche su chi ancora organizza questi scempi”. Così l’On. Souad Sbai commenta le parole di Hamid Karzai durante la conferenza internazionale di Bonn sull’Afghanistan. 

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Sbai: Pronti a farci carico delle esequie di Rachida PDF Stampa E-mail

Da qualche giorno ci stiamo interessando al caso di Rachida, presentandoci parte civile. Siamo pronti a farci carico della sepoltura e delle esequie e di un eventuale trasferimento della salma in Marocco. Non è vero che non c’è interesse su di lei: la scia di disinformazione su questa vicenda va spezzata. Mi dispiace che il Corriere non abbia avuto la giusta attenzione su questa vicenda, raccontandola in maniera superficiale e non rendendosi conto che in questi casi di conversione, che a noi peraltro non risulta, rischiano la vita anche le figlie e i familiari.»

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Rachida, "Pronti a farci carico del trasferimento della salma" PDF Stampa E-mail

L’Associazione donne marocchine

Ha anche avviato le pratiche per chiedere la costituzione di parte civile. La 35enne era stata uccisa a colpi di martello dal marito il 19 novembre a Sorbolo Levante

Reggio Emilia, 28 novembre 2011 - Acmid, l’Associazione donne marocchine in Italia, e’ pronta a farsi carico del trasferimento in patria della salma e delle esequie di Rachida, la marocchina di 35 anni uccisa il 19 novembre a Sorbolo Levante, nel Reggiano, dal marito a colpi di martello. Lo ha fatto sapere la parlamentare Pdl Souad Sbai, fondatrice e presidente di Acmid. 

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Marocchina uccisa: genitori in Italia per riavere salma PDF Stampa E-mail

Associazione Acmid, non ci risulta il percorso di conversione'

(ANSA) - BOLOGNA, 28 NOV - I genitori di Rachida, la marocchina di 35 anni uccisa a martellate dal marito il 19 novembre a Sorbolo Levante, nel Reggiano, sono in attesa del visto per entrare in Italia e riportare in patria la salma della figlia. Acmid, l'Associazione donne marocchine in Italia, ha fatto sapere di volersi costituire parte civile nel processo e di essere pronta a farsi carico del trasferimento e delle esequie. Lo ha reso noto la presidente e parlamentare Pdl Souad Sbai aggiundendo che ''non risulta'' la conversione di Rachida al cristianesimo, indicata come causa dell'uxoricidio. (ANSA).

 
aso Radi. Souad Sbai: "Altro che ius soli. Serve cittadinanza delle regole" PDF Stampa E-mail

“Non è nemmeno finito il processo per Nosheen Butt, che subito dobbiamo pensare ad un altro per l’orribile omicidio di Rachida Radi, a Brescello. Acmid, come per Nosheen, Sanaa e tante altre, si costituirà parte civile non solo per difendere la memoria di questa ennesima vittima dell’estremismo domestico, ma anche per ribadire che la cittadinanza va costruita e non regalata”.

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VIOLENZA DONNE: DE LILLO-SBAI (PDL), DENUNCIAMO GOVERNO KABUL A TRIBUNALE AJA PDF Stampa E-mail

(AGENPARL) - Roma, 21 nov - La Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, che si celebra domani, sia dedicata alle "Perle di Kabul". E' questo l'appello lanciato oggi dal senatore Stefano De Lillo (Pdl) e dall'onorevole Souad Sbai (Pdl) nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta in Senato. " Le donne afghane - ha dichiarato il senatore De Lillo - ancora oggi continuano a subire oltraggi e violenze, legittimate da un governo influenzato dalla cultura talebana. Tutto questo è inaccettabile. Consideriamo fondamentale dunque, in un'occasione carica di valore simbolico come la Giornata internazionale, lanciare un messaggio a tutela delle troppe donne discriminate in territorio afghano". Nel corso della conferenza è stato proiettato un documentario che evidenzia le responsabilità dei governanti e degli esponenti politici. "Oggi - ha aggiunto l'onorevole Sbai - insieme a circa sessanta associazioni denunciamo il governo di Kabul al Tribunale Internazionale dell'Aja. Purtroppo anche dopo l'intervento dell'Occidente, la condizione delle donne afghane è peggiorata. Sono diventate esseri invisibili, nascoste dietro i pesanti burqa e dimenticate dal resto del mondo. Squarciamo questo silenzio che le avvolge e domani tutte le donne italiane ricordino le loro sofferenze"

 
Safia, schiava sessuale di Gheddafi racconta il suo calvario PDF Stampa E-mail

TRIPOLI- Si definisce “schiava sessuale” e racconta con un po’ di paura le perversioni dell’ex rais Gheddafi. L’inviato speciale da Tripoli di Le Monde accoglie la sua testimonianza e in un incontro, durato più di due ore in un albergo di Tripoli, vengono ancora svelati i fantasmi di un dittatore maniaco. Di seguito vi riproponiamo la traduzione dall’originale in francese.

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“Se vieni stuprata vai in galera” PDF Stampa E-mail

L’Europa cancella il film che doveva raccontare la storia delle donne afghane rinchiuse in prigione

“Potrebbe danneggiarle”: questa la giustificazione che l’Unione Europea adduce per la cancellazione di “In-Justice: The Story of Afghan Women in Jail”, un film che era stato finanziato (con 70mila euro di budget) per raccontare le terribili storie delle prigioni dell’Afghanistan piene di donne detenute per crimini fra i più diversi; per lo più creati dalla restrittiva legislazione islamica nei confronti appunto delle donne. Detto così è un po’ asettico, ma parliamo di storie vere, e tragiche.

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SBAI (PDL), NO AD AFGHANIZZAZIONE DONNE IMMIGRATE IN ITALIA PDF Stampa E-mail

(AGENPARL) - Roma, 03 nov - “L’episodio di oggi, l’ennesimo di violenza feroce su una donna immigrata che non voleva portare il velo, è il segno ancor più evidente della necessità di normare con durezza e severità assoluta il divieto di indossare il velo (niqab). Queste donne hanno diritto come tutte le altre di vivere una vita libera”. Così l’On. Souad Sbai (Pdl) commenta la denuncia di una donna marocchina nel trevigiano, picchiata e violentata dal marito perché non voleva portare il velo. “Imparare l’italiano, togliere il velo ed essere una cittadina integrata: ecco cosa chiedeva la donna che nel trevigiano ha rischiato di perdere la vita a causa della cieca violenza estremista del marito. Non siamo in Afghanistan

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Le donne agenti di cambiamento nel Sud del Mediterraneo PDF Stampa E-mail

Costituire una rete di donne del Mediterraneo per una governance democratica, che sviluppi le capacità e favorisca l’impegno delle donne che, nei paesi della riva sud vogliono guadagnarsi più spazio nell’attività politica a livello nazionale e soprattutto a livello di amministrazioni locali.

E’ questa la principale conclusione dei due giorni di conferenza internazionale su “le donne agenti di cambiamento nel sud del Mediterraneo” organizzata dall’on. Deborah Bergamini, presidente del Centro Nord-Sud del Consiglio d’Europa, a Montecitorio.

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Marzia vince in tribunale, Ma la figlia resta in Tunisia PDF Stampa E-mail

Il tribunale dei minori di Milano ha dato ragione a Marzia Tolomeo, decretando l’affido esclusiva alla donna della figlia. Marzia dal 29 maggio non vede e non sente più la sua bambina, Martina, di appena due anni e mezzo. Il suo ex convivente, Hassan Abdeljeli, 35 anni, tunisino, immigrato irregolare, in Italia dal 2004, gliel’ha strappata con la forza. Ha falsificato i documenti e l’ha nascosta nel suo Paese. La vicenda, anche se di difficile soluzione, non è chiusa. E può correre ora anche sui binari della mediazione politica. Il 28 ottobre in Tunisia ci sarà l’udienza di appello per l’affidamento di Martina. Per l’occasione sarà presente una delegazione di donne italiane. Un’udienza che non appare scontata, visto che arriva pochi giorni dopo l’ultima decisione del Tribunale dei Minori di Milano: la revoca cioè della patria potestà al padre di Martina, l’affido esclusivo alla mamma.

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Riportate in Italia la mia Martina PDF Stampa E-mail
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Marzia Tolomeo è disperata. Da 4 mesi non vede e non sente più la sua bambina, Martina, di appena due anni e mezzo. Il suo convivente, Hassan Abdeljeli, 35 anni, tunisino, immigrato irregolare in Italia dal 2004, gliel’ha strappata con la forza.

È successo a fine maggio. Il Tribunale dei minori di Milano, al quale la donna trentunenne si rivolge proprio per evitare che il convivente, minaccioso e violento, faccia del male alla piccola, stabilisce che l’uomo può vedere Martina due volte alla settimana e a domeniche alterne. Hassan, nei primi tempi, rispetta l’obbligo. O meglio, fa buon viso a cattivo gioco. Il 29 maggio scorso dice a Marzia: «Faccio una gita con la bimba sul lago di Garda e in serata l’accompagno a casa». Quella sera Martina non rientra. Preoccupata, Marzia chiama Hassan, che la gela: «Siamo a casa mia, a El Fahs, in Tunisia; voglio che mia figlia stia un po’ con la nonna». Da quel momento Marzia perde ogni contatto con Martina.

Marzia e Hassan si conoscono a Giussano, in provincia di Monza, nel 2008. I due si frequentano assiduamente e lei, dopo qualche mese, rimane incinta. Da quel momento Hassan chiede alla compagna di abbandonare il posto di lavoro, di smettere di truccarsi, di non seguire le “mode occidentali”. 
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Il Nobel è donna Contro velo e discriminazioni PDF Stampa E-mail

Il Nobel si tinge di rosa, una volta tanto. Anche se dietro ad un premio c'è la sofferenza, il rischiare la vita per difendere la propria vita o la propria volontà di esistere ed essere donna.

Ellen Johnson Sirleaf, presidente della Liberia, Roberta Gbowee, avvocatessa liberiana attivitsta contro la guerra civile, e Tawakol Karman attivista yemenita per i diritti delle donne.

Ecco le tre nobel di quest'anno. Donne coraggiose, che vengono da paesi pericolosi e spesso in guerra. Ma che attaccano l'estremismo, la violenza e il razzismo senza paura e a vsio scoperto.

La storia che ci colpisce più profondamente è quella della Karman: yemenita, donna e coraggiosa. Tre caratteristiche che unite con il suo rifiuto a portare ancora il velo, ne fanno una donna davvero straordinaria.

Già, il velo, che in Europa suscita così tante polemiche e non riesce ad essere davvero assimilato come qualcosa che con la religione non c'entra nulla.

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Caso Martina/ Souad Sbai: "Via l'ambasciatore" PDF Stampa E-mail

Ormai è rottura totale. Non pare esserci via d'uscita possibile alla frattura creatasi per la vicenda della piccola Martina, bambina di due anni sequestrata dal padre e prossima all'affidamento definitivo in Tunisia.

Molte le denunce che Souad Sbai e altri parlamentari ed eurodeputati italiani hanno lanciato per il ritorno della bambina a casa, ma nulla da fare.

Ieri sera la Farnesina aveva replicato alla richiesta in Aula di Sbai di rimozione dell'Ambasciatore italiano a Tunisi, ribadendo che "è stato fatto il possibile, ma che la Tunisia non ha firmato la Convenzione dell'Aja sui rapimenti di minore".

Oggi la Sbai ha rilanciato con forza annunciando che martedi verrà presentata un'interpellanza urgente alla Camera per la rimozione dell'Ambasciatore a Tunisi.

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Adesso la politica si muove: rimarrà in Italia PDF Stampa E-mail


Buone notizie, anche se non uf­ficiali. Nessuna dichiarazione nero su bianco, in sostanza, ma le informazioni che nella Capita­le ruotano intorno al caso di Kate fan­no ben sperare. Una cosa è certa: la donna «non verrà reimbarcata su un aereo per la Nigeria lunedì», quando uscirà dal carcere. Questo non è solo improbabile, ma anche tecnicamen­te non fattibile, vista la complessità della situazione ed i tempi della bu­rocrazia. Molto più verosimile, invece, che a Castrovillari, in Calabria, lunedì la donna appena scarcerata venga por­tata in questura dove ribadirà la sua richiesta di asilo politico, formulata una decina di giorni fa. Tuttavia ci vorrà tempo, forse anche molte setti­mane, per avere un parere dalla com­missione istituita ad hoc. Ai suoi membri, infatti, spetta la verifica sul­la veridicità delle dichiarazioni della donna e sui reali pericoli che corre nel suo Paese.

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Sbai: “Appello al Presidente Berlusconi per il ritorno a casa di Martina” PDF Stampa E-mail

“Rivolgo un appello accorato al Presidente Berlusconi affinchè si adoperi con tutte le sue forze per il ritorno a casa di Martina, la bambina italiana di due anni rapita dal padre tunisino per farla vivere in un Islam più autentico e praticamente scomparsa ormai da due mesi. La madre non può nemmeno più sentirla al telefono: il sedicente governo tunisino dovrebbe riflettere sul senso della rivoluzione che ha condotto, visto che non ha fatto nulla contro questo sequestro scandaloso, di cui ha a questo punto responsabilità oggettiva”.

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In aumento la violenza sulle donne PDF Stampa E-mail

Settanta casi di atti violenti contro le donne finiti in tragedia da gennaio a oggi, senza considerare stupri o violenze domestiche. E le donne in gravidanza che vengono picchiate dai mariti o compagni. "Telefono Rosa" lancia l’allarme sull’aumento dei fatti di cronaca che hanno come vittime le donne nel nostro Paese. Secondo la relazione dell’associazione, sino ad oggi sono stati 41 gli omicidi e 29 i tentati omicidi. È il Lazio la regione nella quale si sono verificate più violenze finite tragicamente in 13 casi: 6 donne sono state uccise mentre 7 sono stati i tentati omicidi. Il primo caso è avvenuto l’8 marzo quando il cadavere di una donna senza testa nè gambe e privo di alcuni organi interni è stato trovato lungo l’Ardeatina, nella periferia a sud di Roma.

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«Salviamo Kate dalla lapidazione» PDF Stampa E-mail

Kate Omoregbe, 34 anni d'età e qualche giorno ancora da scontare, ha molta più paura della pena che l'attende fuori dal carcere. Perché una volta uscita dal penitenziario di Castrovillari (Cosenza) tornerà in Nigeria e sarà lapidata per aver rifiutato un matrimonio combinato e la conversione all'islamismo. 
LA MOBILITAZIONE
La sua è una corsa contro il tempo. Kate conoscerà il suo destino tra cinque giorni al massimo: se tutto andrà male vedrà aprirsi le porte del carcere, i portelloni dell'aereo e atterrerà in Nigeria. Ma forse non tutto andrà così: a combattere per lei ci sono varie associazioni umanitarie, tra cui l'italiana «Diritti Civili» e la statunitense «Care2», che ha messo su internet un appello indirizzato al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano perché le conceda l'asilo politico e la faccia restare in Italia. In pochi giorni hanno firmato oltre 1.100 persone da 56 nazioni diverse e cinque continenti.

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