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Hissa Hilal, poetessa contro il fondamentalismo |
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Una poetessa saudita star del reality più seguito nel mondo arabo
“Il niqab non mi piace: è un’imposizione, non una scelta. Ma so che se me lo togliessi non avrei l’ascolto e l’appoggio che ho oggi, da donna velata, dimostrando di rispettare le tradizioni. Farmi ascoltare è più importante che mostrare la mia faccia”. Così risponde la poetessa saudita Hissa Hilal a una giornalista che le chiede come mai abbia scelto di apparire in televisione completamente velata per declamare le sue poesie.
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La ragazza e' morta a causa dell'indumento (burka) incastrato tra le ruote del gokart |
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Sidney - Ultimamente l'argomento burqua ha scatenato polemiche sia in Italia che in Francia e Belgio, per motivi di sicurezza antiterrorismo. Stavolta l'indumento ha procurato il decesso di una giovane ragazza musulmana. La sua passione erano i go-kart, e nonostante l'abito poco consono alla guida, non vi aveva rinunciato.
Purtroppo la ragazza è morta strangolata dal burqa rimasto incastrato tra le ruote del mezzo, mentre si trovava alla guida. E' accaduto su una pista vicino a Sidney, in Australia: la giovane, trasportata al 'John Hunter Hospital' di Newcastle, è deceduta poco dopo. La polizia ha sequestrato il kart ed ha aperto un'inchiesta sul tragico incidente.
Nelson Corallo |
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Le donne marocchine e la maternità |
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Negli ultimi anni, l’immigrazione dai Paesi in via di sviluppo verso l’Italia ha subito cambiamenti da un punto di vista sia quantitativo, sia qualitativo. Dopo una prima fase in cui erano prevalenti i giovani di sesso maschile si sta assistendo, con l’aumento dei ricongiungimenti familiari, ad un processo di progressiva femminilizzazione dell’immigrazione straniera. Le donne immigrate vivono un duplice spaesamento: oltre all’abbandono di un paese che conoscevano da sempre, nel quale comunicare non costituiva un problema, si ritrovano mogli e madri, da figlie e sorelle che erano. Mi riferisco in particolare alle donne marocchine, mie connazionali. Sull’altra sponda del Mediterraneo le donne immigrate del Marocco e del nord Africa trovano, al loro arrivo, donne indipendenti, libere, sempre più adat- tabili ai mutamenti sociali, ai cambiamenti nella struttura della famiglia. Quando la donna maghrebina parla della sua famiglia, non pensa subito alla famiglia costruita in Italia, ma a quella che ha lasciato in Marocco, della quale sente la mancanza soprattutto nei momenti più importanti della sua vita.
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EST - Afghanistan, l'Italia sostiene la lotta alle violenze sulle donne |
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A Kabul si è conclusa la prima tornata di corsi di formazione per le forze di polizia afgane sulle problematiche legate alle violenze domestiche, promosso dalla direzione generale per l’Asia e l’Oceania (Dgao) della Farnesina, retta dall’ambasciatore Attilio Massimo Iannucci. L’iniziativa, in collaborazione con la Nato (training mission in Afghanistan, Ntm-A) è stata ideata dal magistrato Rosario Aitala, consigliere giuridico della Dgao, e organizzata dall’Istituto superiore internazionale di scienze criminali (Isic) su impulso del ministro degli Esteri, Franco Frattini.
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Yemen,sposa bambina muore a 12 anni |
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Una bambina di dodici anni è morta nella provincia settentrionale di Hajjah, in Yemen, per un'emorragia interna, tre giorni dopo aver sposato un uomo di quasi trent'anni. La bambina sarebbe morta dissanguata dopo una "brutale aggressione sessuale". Secondo quanto denuncia un'organizzazione yemenita per i diritti umani, la giovanissima sposa sarebbe deceduta "per lesioni gravissime all'apparato genitale, che hanno portato ad emorragie fatali".
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Divieto di indossare il Burqa: l’Italia segua Belgio e Francia |
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Potete leggere il Sacro Corano in lungo e in largo, da nessuna parte troverete un accenno all’obbligo per le donne islamiche di indossare il burqa o il niqab. Non lo troverete perché semplicemente non c’è, è solo una imposizione maschilista e misogina tipica del mondo maschile islamico, niente a che vedere, quindi, con i precetti religiosi.
Per questo, perché il burqa e il niqab non hanno niente a che vedere con la religione islamica, non sono altro che una gravissima costrizione per la donna islamica voluta e imposta dalla misoginia dell’uomo musulmano, una misoginia che molto speso porta a veri e propri soprusi che vanno ben al di la dell’imposizione del burqa o del niqab e che arrivano a indicibili violenze, anche gravi, nei confronti della donna musulmana.
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Ecco come le ONG vogliono rafforzare il sistema giudiziario in Afghanistan |
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Una unità di assistenza legale per le donne vittime di violenza in Afghanistan: sembra una chimera e invece è realtà. Nel cuore della Repubblica Islamica più tormentata del pianeta, teatro di scontri interminabili tra le forze Nato e i Talebani, gravato dalla pesante eredità di un regime feroce e fanatico, si è compiuto una specie di miracolo. Il merito è dell’IDLO (International Development Law Organization), un’organizzazione intergovernativa con sede a Roma che opera in Afghanistan fin dal 2002 per ricostruire il tessuto sociale e l’assetto istituzionale del Paese.
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Sportello anti stalking, dimenticate le associazioni di settore |
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VARESE – Uno sportello di aiuto alle vittime di stalking è sicuramente un’ottima iniziativa. Ma un tema delicato come lo stalking coinvolge troppi aspetti, dalla sicurezza alle pari opportunità, fino a problemi di socialità, per non essere toccato dalle polemiche su quale sia il modo migliore di operare.
IL PROGETTO
Entro il mese di aprile aprirà a Varese uno sportello di assistenza per le vittime di stalking, fisico e informatico, ma anche di bullismo, e gaslighting, ovvero di forme di manipolazione psicologica per mettere in dubbio ciò che un soggetto pensa e crede. Il progetto è portato avanti dagli assessorati alla sicurezza del comune di Varese (con l’assessore Fabio D’Aula) e della Provincia (con Rienzo Azzi).
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Marocco, MSF denuncia la violenza sessuale sulle donne migranti |
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Il governo marocchino e L’Unione Europea devono adottare misure urgenti a tutela delle vittime
Barcellona - Sono sempre di più le donne migranti, provenienti dall’Africa sub-sahariana, esposte a violenza sessuale durante il loro soggiorno forzato in Marocco, paese che sono costrette ad attraversare nel tentativo di raggiungere l’Europa. Molte di loro fuggono dal proprio paese d’origine a causa della violenza generalizzata o per gli abusi domestici che avvengono all’interno di matrimoni combinati contro la loro volontà.
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Haiti: diffusi stupri in campi sfollati |
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ROMA - Estremamente diffusa la violenza sessuale sulle donne nei campi che sono sorti a Haiti dopo il terremoto, denuncia Amnesty International.'La violenza sessuale - ha dichiarato la ricercatrice Chiara Liguori - era gia' un motivo di preoccupazione prima del sisma'. Una bambina di 8 anni e' stata violentata nella sua tenda, mentre la madre era a lavorare. Una 15enne e' stata stuprata quando e' uscita dal campo per andare in bagno; 19 casi solo in una sezione di un campo della capitale.
Fonte: ansa |
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Mostre: 25 artisti contro la violenza, collettiva di arte contemporanea a Roma |
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Roma - Venticinque artisti per dire ''Stop all'abuso sulle donne''. La mostra collettiva di pittura, scultura e fotografia, organizzata dall'Associazione Culturale Art Experience in collaborazione con il Comune di Roma, nasce per denunciare la violenza contro le donne e per sensibilizzare sempre piu' persone sull'argomento. La mostra ''Stop all'abuso sulle donne'', presentata a Roma, presso Palazzo Marini, in Sala delle conferenze, e' itinerante e prevede l'inaugurazione al Museo delle Mura di Roma il 9 aprile, il trasferimento delle opere alla Casa Internazionale delle Donne dal 5 maggio e alla Galleria Spazio Officina 468 dal 25 maggio, dove rimarranno per 20 giorni. La violenza contro le donne rappresenta una minaccia allo sviluppo sociale ed economico di ogni Paese. La sfida dei venticinque artisti coinvolti per quest'esposizione e' quella di diffondere, attraverso la propria espressione artistica, un messaggio che contiene sia la volonta' di dire ''basta'' all'impunita' degli autori di molestie e oppressioni, sia il desiderio di sviluppare una nuova coscienza collettiva e nuove iniziative per proteggere il mondo femminile e prevenire futuri episodi di maltrattamenti nella nostra societa'.
Fonte: adnkronos |
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Per il Pd burqa è libertà e va difeso per legge |
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Il Pd veste burqa. Quando si discute di indumenti islamici, alla commissione Affari costituzionali del Parlamento, i deputati di sinistra si indignano: vietare il velo integrale lederebbe l’articolo 19 della Costituzione che garantisce la libertà religiosa. Lo scrivono, nella relazione alla loro proposta di legge, personalità come Beppe Giulietti, Leoluca Orlando e Marco Minniti.
Il primo firmatario è Salvatore Vassallo del Pd, ma lo schieramento trasversale comprende anche l’Italia dei Valori, passando dal gruppo misto. Fino a sconfinare idealmente in una “moschea” alquanto sospetta. Proprio quella dove andava a pregare Mohamed Game, il kamikaze libico che il 12 ottobre scorso aveva colpito una caserma milanese. Sono in viale Jenner, infatti, i consiglieri politici più influenti del legislatore progressista. È al-Husayn Arman Ahmad, direttore dell’Istituto culturale islamico di Milano, con una dichiarazione del 17 gennaio scorso, a fornire la giustificazione dottrinale all’uso del niqab, per l’opposizione “laica” e “democratica” di sinistra. «Il niqab (che copre il volto della donna musulmana) fa parte della fede islamica ed è prescritto dalle fonti, sia il corano che la Sunna», scrive in un parere inviato alla Camera dei Deputati. È una campagna di pressione. Si uniscono Ben Mohamed Mohamed, della moschea Al-Huda di Centocelle a Roma, il presidente della comunità islamica di Venezia, Wael Farhat, e Ouelhazi Touhami, presidente del centro culturale Ettawba di Vicenza, oltre al direttore del centro islamico San Salvario di Torino, Mahamed Abdelrahman (con un testo identico a quello di viale Jenner) e l’associazione islamica di Brescia, con il suo presidente Ismail Paolo Pelizzari.
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Le donne si ribellano alla tradizione che le fa schiave |
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In Etiopia esiste una pratica culturale molto diffusa: il matrimonio forzato. Fino al 2003 il 69 per cento dei matrimoni era frutto di un sequestro.
L’uomo sceglieva la donna, la rapiva e la violentava. La mattina dopo lei diventava ufficialmente sua moglie. Non poteva né scappare né tornare dalla sua famiglia perché una donna che ha perso la verginità non ha altra scelta se non restare con l’uomo che l’ha stuprata. Questa è per esempio la storia di Nurame, racconta l’Independent, rapita all’età di otto anni e diventata schiava del marito.
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