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Acmid-Donna Onlus ha partecipato al progetto "Diverstià = Valore"

Se la società violenta la donna, PDF Stampa E-mail
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 di Cecilia Moretti

La data del 25 novembre è una ricorrenza triste: in quel giorno dell’anno 1960 sono state massacrate le tre sorelle Mirabal, colpevoli solo di essere dissidenti verso il regime dell’allora dittatore della Repubblica Domenicana Trujillo. È nel tragico nome di questa violenza sulle donne, purtroppo solo uno dei troppi episodi che si potrebbero citare, che 10 anni fa l’Onu ha scelto di fare di questa giornata di novembre un simbolo, celebrando in quel giorno di ogni anno la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Tutto il mondo, unito per la causa, leva la sua voce di sdegno per un fenomeno che, anche se spesso non denunciato, non conosce tregua. Senza distinguo di tempi o confini, senza differenze tra paesi industrializzati o in via di sviluppo, senza spartiacque di barriere socio-culturali, i dati sono drammaticamente gravi ed eclatanti: stando alle ultime ricerche Istat, le donne che hanno subito violenza sono quasi sette milioni, il 31% della popolazione italiana. Nel 18% dei casi si tratta di aggressione fisica, percosse perlopiù, nel 23,7% di violenza sessuale: oltre un milione di donne è stata vittima di stupro. Molto spesso i carnefici, specialmente quelli verso le minorenni, sono parenti e conoscenti, che hanno gioco più facile ad abusare della fiducia della vittima e maggiore controllo della situazione. Eppure, tra numeri così impressionanti, solo il 4% delle donne trova il coraggio di reagire e chiedere aiuto, a forze dell’ordine, centri d’ascolto o associazioni, e addirittura il 53% non ha mai confidato a nessuno l’episodio violento subito.

«Occorre fare di più», tuona il segretario delle Nazioni unite Ban Ki-Moon. Per combattere il giustificazionismo o gli atteggiamenti troppo morbidi verso il problema, per dare impulso a una coscienza collettiva consapevole e determinata ad affrontarlo. In questo senso è stato creato dal’Onu una “rete di uomini leader”, in prima linea impegnati per la difesa dei diritti delle donne. Tra questi il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, che ha ribadito come «gli uomini devono insegnare gli uni agli altri che i veri uomini non violano né opprimono le donne, e che il luogo delle donne non è solo a casa o nei campi, ma nelle scuole, negli uffici, nelle stanze dei bottoni». E in questo senso qualche segnale confortante arriva: dalla Svizzera, per esempio, è giunta ieri la notizia che nel 2010 le tre più alte cariche istituzionali della Confederazione elvetica – l’ultimo paese europeo a concedere il diritto di voto al gentil sesso – saranno in mano alle donne e in Europa si assiste a un’autentica avanzata rosa, con la conferma di 9 membri donne in Commissione europea e l’elezione di una donna, la baronessa Catherine Ashton, ad Alto commissario per la politica estera dell’Europa.

Però, anche guardando la situazione del nostro paese, non è il caso di pericolosi rilassamenti. Aldilà dei provvedimenti già promossi – l’introduzione del disegno di legge contro lo stalking, la messa in atto di misure di contrasto alla violenza sessuale e allo sfruttamento della prostituzione – come ha affermato anche il ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, la strada è ancora lunga e impervia. Il fenomeno infatti, come spiegato dal presidente Napolitano nella sua nota diffusa in occasione di questa giornata, è «purtroppo ancora drammaticamente attuale».

E il pensiero della prima carica dello Stato va soprattutto ai matrimoni forzati che coinvolgono anche bambine, alle mutilazioni genitali così frequenti nei paesi sottosviluppati, agli stupri generalizzati in contesti di guerra. Ma anche a tutti i tipi di violenza che sono accanto a noi e sotto i nostri occhi. L’esortazione di Napolitano è a darsi tutti, in ogni parte del mondo, alacremente da fare «per sradicare una concezione della donna come oggetto di cui ci si può anche appropriare» e abbattere con essa quegli «aberranti schemi mentali» che favoriscono «il riprodursi di insopportabili atti di sopraffazione, anche in ambito familiare». Tutti coinvolti, ribadisce il presidente, nessuno escluso. Perché il dolore di ogni donna vittima di violenza è anche, e soprattutto, un dolore di ciascuno di noi.

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25 novembre 2009

 
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