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L’Osservatorio per l’Immigrazione è una via da imboccare subito

di Souad Sbai

La questione sollevata dal presidente della commissione per il dialogo interreligioso della Conferenza episcopale francese, monsignor Michel Santier circa le perplessità scaturite dalle raccomandazioni della Commissione parlamentare francese relative al divieto di indossare il burqa nei luoghi pubblici, deve essere affrontata al riparo da eccessive preoccupazioni.

Come ricordato qualche giorno fa dallo stesso Consiglio nazionale del culto musulmano, ultimo di una lunga serie di interventi successivi al pronunciamento del grande imam Tantawi dell’Università di Al Azhar del Cairo, il burqa non è un precetto dettato dal Corano. Elemento già venuto alla luce dopo le indagini conoscitive tenutesi alla Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, dove un altro imam, Abdellah Mechnoune, della moschea di Torino e consulente della Commissione per il dialogo interreligioso dell’Onu, ha avvalorato la tesi sostenuta da Tantawi. Ricordando poi che ”la maggior parte degli ulema, i teologi musulmani, hanno concordato su tale affermazione, diversamente dai più estremisti radicali” impegnati a diffondere un islam retrogrado in virtù di obiettivi biecamente politici. Obiettivi giocati sulla testa delle donne.

Lo stesso intellettuale marocchino Tahar Ben Jelloun aveva posto l’accento sull’ignoranza degli uomini che impongono il velo integrale alle loro donne in nome dell’Islam. Un comportamento affatto religioso, ma devoto a quell’apparenza che molti musulmani confondono con la professione di fede e che invece rende la donna schiava dell’uomo. E l’imam parigino di Seine Saint Denis che ha “osato” aggiungere la propria condanna al burqa ha subito pesanti minacce. Ma c’è di più: anche nel mondo islamico il velo integrale è malvisto per ragioni legate alla pubblica sicurezza, Dopo gli attentati terroristici, come quelli verificatesi di recente in Egitto, che hanno iniziato a colpire la popolazione dei Paesi arabo-musulmani, si cerca di arginare la diffusione di un indumento sotto cui potrebbe celarsi di tutto. Compreso un attentatore suicida.

Nonostante Monsignor Santier noti che il numero di donne che usano il burqa sia molto limitato e una legge che impedisca questa pratica "non risolverà la questione", aggiunge che il provvedimento potrebbe portare queste donne a "non uscire più di casa", con il risultato che "saranno ancor più marginalizzate”. Una politica che sappia guardare nel lungo periodo e che abbia lo slancio di un di un’azione volta a migliorare la condizione sociale, economica e culturale, nonchè la sfera dei diritti dei propri cittadini e di quanti risiedono entro il territorio nazionale, deve saper affiancare a provvedimenti di natura restrittiva, sicuramente necessari, misure in grado di promuovere un’integrazione reale, concreta, vera nei contenuti e non solo nelle forme.

Il Ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna, dichiarando che per queste donne “si possono fare molte cose. Si devono fare. Presto'', ha preso in carico tale questione, organizzando quello che sarà l’Osservatorio per l’integrazione delle Donne Immigrate che dovrebbe mettere a punto un pacchetto di iniziative strutturate e ad ampio raggio in grado di dar dignità, rispetto e diritti ad oggi ancora negati a queste donne.

L’Osservatorio dovrebbe essere formato da esperti del Ministero, rappresentanti delle comunità straniere e consulenti specializzati sui temi dell’inclusione sociale, dei diritti, della tutela della salute, delle questioni di genere, della tutela da atti di sopruso e violenza, dei problemi legati alla salvaguardia delle minori straniere, prestando particolare attenzione alle giovani immigrate di seconda generazione. Oltre a sensibilizzare su un vero e proprio “piano Marshall” per l’alfabetizzazione delle donne straniere in Italia, in grado di renderle autonome e così ponendole nella condizione di potersi liberamente autodeterminare e prendere finalmente in mano le redini della propria esistenza, per non lasciarle attaccate alle sottane dei mediatori linguistici vita natural durante.

L’intenzione non è dunque quella di portare le donne in prigione o di recluderle a casa con l’approvazione di una norma per la quale, non potendo più indossare burqa e niqab, sarebbero costrette a essere “murate” in casa. Si tratta piuttosto di inibire, attraverso la perseguibilità penale determinati comportamenti, spesso imposti con la violenza, per l’affermazione di un diritto più grande: quello alla vita, alla libera determinazione di sé, in linea con quanto sancito dalla Costituzione Italiana. Ciò significa che le proposte politiche non possono essere giudicate pensando all’immediato domani, quanto piuttosto al dopodomani. Il che significa nell’ottica di lungo periodo. Quel lungo periodo nel quale l’ideologia di un certo estremismo potrebbe portare il numero delle donne segregate dietro il burqa a diventare considerevole.

Credo inoltre che sia necessario dare più voce all’Islam moderato che rappresenta al stragrande maggioranza nel nostro Paese e che viene snobbato perché poco folkloristico, perché poco, per certi versi, notiziabile. Ha ragione Mons. Santier a sottolineare che è "necessario distinguere la maggioranza dei nostri concittadini musulmani, che chiedono di poter praticare liberamente il loro culto da una minoranza che, dichiarandosi musulmana, cerca di destabilizzare le democrazie". Diamo allora ai moderati modo e spazio di parola. Perché solo con lo sforzo di tutti, solo attraverso una strategia e degli obiettivi condivisi potremo raggiungere un bene più alto. Potremo fare in modo che l’Essere umano possa davvero essere chiamato tale.

FOnte: Secolo d'Italia

 
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