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Stalking e violenza 600 denunce nel 2009 PDF Stampa E-mail
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Seguite, pedinate, sommerse da sms e mail, molestate con approcci di ogni genere. Sono un centinaio, in provincia di Lecce, le vittime di stalking che dall’inizio dell’anno a oggi hanno richiesto aiuto al Centro antiviolenza «Renata Fonte» di Lecce. Le denunce sono in forte aumento dall’aprile del 2009, ovvero da quando per la legge italiana «stalking» vuol dire «reato». Segno che il fenomeno c’è ed è anche parecchio diffuso nel Salento. E così pure le violenze domestiche.

A rivelarlo è il rapporto annuale sull’attività dell’associazione Donne Insieme-Centro antiviolenza, presentato ieri a Lecce, nella sede di via Santa Maria del Paradiso (Porta Rudiae), dalla presidente Maria Luisa Toto. Un bilancio allarmante che parla di seicento donne salentine vittime di violenze e persecuzioni di vario genere.

Tante, però, sono solo quelle che hanno trovato il coraggio di chiedere aiuto attraverso il numero verde nazionale 1522. Tra loro, anche una giovane mamma di 27 anni appena uscita dal suo incubo domestico, che ha raccontato, a volto coperto, la sua storia di percosse e persecuzioni durata quasi dieci anni. La sua lettera-shock (che riportiamo integralmente in altro articolo) è la testimonianza di un dramma che ancora troppe donne vivono nel più assoluto silenzio.

 

MALTRATTAMENTI E ABUSI PSICOLOGICI E SESSUALI - Da maggio 2009 a maggio 2010, seicento donne tra i 25 e i 65 anni hanno richiesto aiuto al Centro antiviolenza di Lecce tramite il numero verde nazionale 1522.

Quasi tutte mamme (85 per cento) e senza un reddito proprio. L’89,3 per cento delle vittime ha subìto violenza dal partner o da un ex; il 7,6 da un altro familiare, e il 3,1 da parte di estranei. Il 33 per cento delle donne che hanno richiesto aiuto, ha subìto maltrattamenti fisici: sono state rilevate contusioni, ecchimosi, ematomi, escoriazioni, ferite e fratture, inferte con pugni, schiaffi, calci, spintoni, corpi contundenti, acuminati, taglienti. Mentre il 18,2 ha subìto violenze sessuali, anche subito dopo la separazione.

Per il 48, 8 per cento, invece, si è trattato di abusi psicologici (pressioni e minacce ripetute) che portano a perdita di autostima, ansia, insonnia, disturbi alimentari, depressione, senso di impotenza e paura per la propria vita e per quella dei propri familiari.

Nel 92,4 per cento dei casi è la donna vittima che richiede un aiuto diretto, mentre per il 7,6 è un parente, amica o conoscente della vittima che, impotenti, cercano informazioni sul miglior modo di fornire loro aiuto. Rispetto allo scorso anno si riscontra un significativo aumento dell’età delle utenti: il 60 per cento sono donne sposate, il 30 separate, il 10 single, mentre l’85 per cento ha figli (che sono a loro volta vittime della cosiddetta “violenza assistita”).

Le operatrici del Centro di ascolto hanno raccolto le esperienze delle donne e dei figli, sostenendole nell’ elaborazione di un proprio personale progetto per affrontare la situazione di disagio, aiutandole ad individuare le risorse necessarie, i tempi e i modi utili a superare il disagio.

Sono 200 le donne che hanno ricevuto consulenza e sostegno legale. Per 80 sono state necessarie le cure ospedaliere, mentre 85 sono state accompagnate presso il Tribunale per essere sostenute nei percorsi di denuncia.

 

STALKING - Sono circa un centinaio le vittime che quest’anno hanno chiesto aiuto al Centro antiviolenza «Renata Fonte», un dato in considerevole aumento rispetto all’anno precedente.

«Abbiamo riscontrato - spiega Maria Luisa Toto - che molte donne non denunciano per stalking solo perché non riconoscono gli atti persecutori come reati.

Le vittime subiscono ripetutamente molestie o minacce tali da turbare le loro normali condizioni di vita ovvero sono poste in uno stato di soggezione o di grave disagio fisico o psichico in modo tale da determinare paura e terrore per la sicurezza personale o dei loro familiari».

 

 

Fonte: la gazzetta del mezzogiorno
 
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