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Violenze su donne Un milione di euro per case-rifugio PDF Stampa E-mail
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REGIONE. Tra gli obiettivi non separare le mamme dai bambini Finanziamenti per i Comuni che hanno strutture L'assessore: «Siamo i quarti in Italia per numero di denunce, ma i primi nel rompere il silenzio»

 

VENEZIA - La violenza comincia in famiglia. Paradossalmente nel luogo che dovrebbe essere più sicuro: tra le mura di casa. E le vittime sono ancora una volta le donne e i loro bambini. Il Veneto vanta un "triste" primato: è la quarta regione per numero di denunce su scala nazionale. Ma è anche capofila negli interventi per arginare un fenomeno in drammatico aumento.

«È vero - ammette l'assessore veneto all'economia con delega alle politiche di genere, Maria Luisa Coppola - abbiamo il triste primato di essere al quarto posto in Italia; ma vantiamo anche il primato di donne che rompono il silenzio e denunciano le violenze».

La Regione Veneto corre ai ripari e ieri la Giunta veneta ha stanziato un milione di euro per consentire ai Comuni di ammodernare case-rifugio per donne e bambini oggetto di violenza domestica. Lo ha annunciato proprio l'assessore Coppola che, nel consueto punto stampa post-Giunta, ha spiegato i contenuti del bando pari opportunità al quale possono concorrere tutti i Comuni veneti.

«È un percorso durato due anni - ha sottolineato l'assessore - e che ha visto la nostra regione capofila per gli interventi compiuti nell'ambito della violenza sulle donne e per l'informazione capillare e sinergica sul territorio, tramite la collaborazione stretta con i pronto soccorso, medici di medicina generale, carabinieri, prefetture, questure e magistratura».

La Regione ha compiuto una sorta di screening per comprendere quale possa essere il fabbisogno di realtà e strutture di accoglienza per donne maltrattate e per i loro figli. «Per il momento il finanziamento stanziato dalla Regione è indirizzato soprattutto ai Comuni che da sempre offrono accoglienza, con la case rifugio e gli sportelli anti-violenza, alle donne che decidono di lasciare la propria casa e di portare con sé i figli».

Queste strutture, ha precisato Coppola sono «case dove le donne potranno portare i minori senza la classica separazione». Inoltre, fa sapere l'assessore «i Comuni potranno fare domanda, tramite il bando, sia per ammodernare gli edifici esistenti sia per le nuove strutture».

Il bando regionale verrà inviato a tutti i Comuni , che potranno fare domanda fino a un massimo di 150 mila euro, per dare informazione capillare sui temi delle pari opportunità e del sostegno di genere, «affinché nulla sfugga».

Il Veneto è da sempre in prima linea contro la violenza ai più deboli. «Al momento siamo l'unica regione capofila a livello nazionale - chiarisce Coppola - che ha seguito in modo così approfondito il fenomeno dotando tutti gli operatori, sia sanitari che di pubblica sicurezza, di un manuale curato dall'Osservatorio nazionale per la violenza domestica. Un centro che abbiamo la fortuna di avere in Veneto – aggiunge - proprio a Verona».

Ma quante sono in Veneto le strutture in grado di dare assistenza e accoglienza alle donne che in casa hanno un marito violento? «Attualmente – prosegue l'assessore veneto - non sono numerose, forse una cinquantina».

Di queste è necessario distinguere tra pubbliche e private che, generalmente, sono gestite da associazioni. Per Coppola l'obiettivo fondamentale «è che le case rifugio possano garantire totale privacy alle vittime e la serenità che permetta alla donna di essere protetta e di accudire i suoi figli». Lontano dalla violenza, si spera.

 

 

Fonte: il giornale di vicenza
 
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