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PAKISTAN E «TRADIZIONE». Il padre e la sorella di una ragazza di 20 anni sono stati denunciati dalla polizia per aver simulato il rapimento della giovane. In realtà la giovane coppia si era nascosta e ha cercato di farsi unire in matrimonio dal primo cittadino di Mairano. Ora i due sono protetti
Brescia. Una vicenda che ha qualche punto in comune con la tragica storia di Hina Saleem, la ragazza di Sarezzo uccisa dal padre e sepolta nell'orto di casa l'agosto di quattro anni fa, perché troppo occidentale e poco rispettosa delle tradizioni di famiglia.
Anche in questo caso una ragazza di origine pakistana si è opposta al volere del padre. Si è rifiutata di sposare - il matrimonio era fissato per domenica - un pakistano che non aveva mai visto. Un'unione impostale con la forza, le minacce e le privazioni.
Lei, 20 anni, che da nove vive a Brescia, si sente occidentale e in attesa di trovare lavoro segue un corso di informatica e vuole rimanere nel Paese che l'ha accolta sposando il ragazzo che ama, un coetaneo di origine indiana. Nessun conflitto di religione o di cultura. L'amore ha superato ogni ostacolo.
LA VOGLIA di libertà ha indotto i due ragazzi a fuggire insieme il 23 novembre, a pochi giorni dal viaggio di lei verso il Pakistan, dove tutto era pronto per la cerimonia nuziale. La coppia ha raggiunto Mairano e - su indicazione di un amico indiano - ha chiesto al sindaco di essere unita in matrimonio.
A casa di lei non potevano tornare. Il padre della ragazza, un operaio di 54 anni, aveva minacciato di morte il futuro genero e anche la figlia. «Sposi chi voglio io», le aveva detto il 9 novembre, dopo che la ragazza si era confidata con lui. Poi le ha tolto il telefono cellulare e l'ha chiusa in camera, proibendole di uscire di casa da sola.
L'uomo ha cinque figli; le due ragazze più grandi hanno sposato un pakistano, ma vivono in Italia, mentre i mariti stanno in Pakistan.
In casa ci sono la ragazza protagonista di questa vicenda e una bambina di 11 anni, anche lei coinvolta in questa storia a lieto fine grazie all'intervento del sindaco di Mairano e della polizia, che oggi tiene la ragazza e il fidanzato sotto custodia in una casa protetta del Bresciano.
LA DENUNCIA. Due giorni dopo la fuga da casa, il padre e una delle sorelle più grandi si sono recati in questura, denunciando presunte minacce subite dalla figlia undicenne fuori da scuola.
Il padre ha parlato di un ventilato sequestro di persona nei confronti della figlia ventenne e di un «brutto ceffo» che aveva avvicinato la ragazzina a scuola, minacciando di morte la sua famiglia. «Le hanno anche consegnato un telefono cellulare per tenere i contatti con loro», ha detto il padre agli investigatori.
La stessa sera - era il 25 novembre - il padre e la figlia più grande hanno fatto ritorno in questura denunciando la scomparsa della figlia ventenne: «Non è tornata a casa. L'hanno proprio rapita». Sono subito scattate le indagini, che hanno impegnato i funzionari della squadra mobile Riccardo Tumminia e Stefano Ravel.
In questura sono stati convocati quanti avevano avuto a che fare con la ragazza, ma anche insegnanti e compagni di scuola della figlia di 11 anni. La ragazzina inizialmente ha tenuto testa agli agenti: «Due uomini mi hanno minacciato», ha detto. Poi la verità è venuta a galla. Quel telefono, ha detto ai poliziotti, le era stato dal fidanzato della sorella, che con il fratello si era recato a scuola.
«Dalle il telefono, così mi chiama», le aveva detto il ragazzo mostrandole il numero di telefono da comporre. Nessuna minaccia. Alla fine il padre ha vuotato il sacco e raccontato la verità. È stato quindi possibile risalire alla ragazza, che si trovava in un paese della Bassa e lì attendeva di potersi sposare con l'amato indiano.
Il padre ha sperato, denunciando il finto sequestro, che la polizia arrestasse l'indiano e gli riconsegnasse la figlia in tempo per volare con lei in Pakistan e farle sposare l'uomo scelto dai genitori.
MA È ANDATA diversamente. Il padre e la figlia più grande sono stati denunciati per procurato allarme per il finto sequestro (rischiano una multa) e per calunnia nei confronti del futuro genero (dai 2 a 6 anni).
Il capo della Mobile ha invitato il 54enne pakistano a seguire le leggi italiane, ricordandogli che la figlia è maggiorenne e può decidere chi sposare. Ora la polizia tiene i due giovani innamorati sotto protezione. Non si sa mai.
Fonte: Brescia Oggi |