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Nahide Opuz non è né una diva, né una figura politica esposta, ma ha una guardia del corpo che la protegge costantemente da una persona che la minaccia: il suo ex marito.
Questa madre di due figli, di 39 anni, è la prima donna turca sotto protezione di una guardia del corpo pagata dal governo in seguito alla condanna del suo Paese da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo, nel 2009. Prima che il suo caso fosse esaminato dai giudici di Strasburgo, la sig.ra Opuz veniva regolarmente picchiata dal marito, che ha cercato anche di pugnalarla e di investirla con la macchina.
Nonostante le denunce fatte, le autorità turche si sono mostrate lente ad agire e l’ex marito ha potuto così uccidere la madre di Nahide. La Opuz, che abita nella regione sud-orientale della Turchia, dominata dalla comunità curda, vive oggi come una reclusa. “Per lei, è impossibile parlare di una vita normale … Da quando si è sposata, è perseguitata da minacce di violenza e di morte”, ha detto il suo avvocato, Meral Bestas Danis.
Un altro caso che ha fatto notizia in Turchia è quello di Ayse Pasali, 42 anni, che è stata accoltellata a morte dal suo ex marito nel mese di gennaio, ad Ankara. Era nota al grande pubblico: i giornalisti infatti ne avevano parlato alcuni anni fa, quando si era recata in un’aula di tribunale, con il viso gonfio per i colpi che aveva ricevuto. Nel mese di febbraio, Arzu Yildirim, 33 anni, è stato crivellata di colpi dal suo ex compagno ad Istanbul. Nella sua borsa è stata trovata la copia di una denuncia per minacce di morte.
I leader di associazioni che si battono contro la violenza sulle donne in Turchia, Paese candidato ad entrare nell’Unione europea, sostengono che la violenza ha raggiunto in questi ultimi tempi proporzioni allarmanti, tanto da far sorgere dei dubbi sull’amministrazione della giustizia nel Paese, oltre che sul partito islamico moderato al potere, il così denominato “partito della Giustizia e dello Sviluppo”, AKP.
Negli scorsi mesi di febbraio e marzo, le donne uccise dagli uomini in Turchia sono state 52 (Fonte: sito turco BIAnet, per i diritti umani). L’anno scorso la cifra complessiva è stata di 217 donne (su 74 milioni di abitanti). Nel 27% dei casi, le vittime sono state uccise solo perché avevano presentato istanza di divorzio. Dal 2002 al 2009, il numero delle donne uccise è aumentato di 14 volte, secondo il Ministero della Giustizia.
Le donne sono da sempre vittime di violenza domestica in Turchia, dove vi sono ancora i “delitti d’onore” commessi per cancellare la vergogna sociale di avere una donna in famiglia che ha commesso adulterio, o che è stata violentata (!) Molti sostengono che l’AKP, il partito al potere, con i valori conservatori che rappresenta, non è in grado di combattere questa battaglia.
Il governo non ha la volontà di impegnarsi contro la violenza sulle donne, sostengono i movimenti a difesa delle donne. Il primo ministr,o Recep Tayyip Erdogan, ha una volta descritto come “estremiste” le femministe, mentre l’anno scorso ha candidamente ammesso che “gli uomini e le donne non possono essere uguali,” ma solo “complementari”.
L’Akp, al potere dal 2002, respinge le accuse, sostenendo che le statistiche sono aumentate perché il numero dei reati elencati è maggiore. “Siamo un partito che fa evolvere il suo elettorato, che è piuttosto conservatore, in modo positivo nei confronti degli abusi,”sostiene Fatma Sahin, che dirige il ramo femminile del AKP. “Le donne stanno cominciando a parlare e a lottare contro la violenza e gli abusi ora vengono segnalati,” ha detto.
Il mese scorso, Fatma Sahin ha difeso una proposta di legge per proteggere le donne, ma il testo non è stato esaminato, in quanto il Parlamento è stato chiuso, in previsione delle elezioni di giugno. Ankara assicura di voler partecipare attivamente alla preparazione di una Convenzione del Consiglio d’Europa per combattere la violenza contro le donne. Per l’avvocato della Opuz tuttavia, il problema è non è quello di legiferare, ma di mettere in pratica: “Le autorità non prendono sul serio le minacce di morte, e la polizia e i giudici non fanno il loro lavoro”.
L’ex marito della signora Opuz è stato condannato a 15 anni di carcere, ma ne ha scontati solo sei.
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Se qualcuno a questo punto si sentisse scandalizzato nel sapere ciò che avviene in Turchia e stesse pensando che in Italia le cose vanno molto meglio, sappia che nel nostro Paese le donne uccise nel 2010 per mano di uomini (loro mariti, ex, compagni, parenti o sconosciuti) sono state 127 (su 60 milioni di abitanti), 8 in più dell’anno precedente, 15 in più del 2008, e 20 in più rispetto al 2007.
In Italia, secondo l’Osservatorio nazionale sullo stalking (attivo dal 2007), un’alta percentuale di omicidi è preceduta da atti persecutori, molestie, stalking e questo dimostrerebbe che il femmicidio non è il frutto di un raptus improvviso, ma l’epilogo anunciato di un crescendo di violenza.
Fonte: il sesso e l'amore |